All’interno del nostro cammino marziale capita a tutti di voler conoscere qualcosa della storia della disciplina che stiamo praticando, se non altro per curiosità.
Generalmente è un passo che lascia abbastanza delusi, questo a causa dell’approccio che la cultura cinese ha con il concetto di storia.
Facciamo qualche esempio.
Uno dei principali problemi è costituito dalle datazioni; capire quando una certa persona è nata, vissuta e morta non è così semplice come da noi.
Per prima cosa il calendario è differente dal nostro, in quanto segue il ciclo lunare; questo fa sì che ogni ricorrenza cada ogni volta in giorni differenti se rapportata al nostro modo di calcolare i giorni.
Secondo, la tradizione cinese aggiunge abitualmente due anni alla vita di un individuo; il primo in quanto la vita viene calcolata dal concepimento e non dal momento del parto come avviene invece da noi.
Un altro anno viene aggiunto dopo la morte, perché è il tempo necessario per compiere il viaggio per raggiungere l’aldilà.
Nella tradizione taoista è consuetudine aggiungere anni alla vita di una persona se questa è oggetto di grande rispetto, come appunto è il caso dei maestri del passato.
Per questo motivo, ad esempio, Wong Fei-Hung noto insegnante di Hung Gar del secolo secondo diverse tradizioni muore nel 1933 mentre la data accertata storicamente è il 1924
Altra caratteristica della “storia” cinese è quella di avere una discendenza prestigiosa per dare lustro alla propria pratica. Ed ecco quindi il crearsi una serie di voli pindarici fatta di maestri più o meno leggendari dotati di una incredibile longevità, allievi di ancor più leggendari maestri.
La longevità in particolare è sempre stata oggetto di particolare attenzione.
Secondo le tradizioni taoiste i grandi saggi del passato erano in grado di ottenere una lunga vita grazie alla loro profonda conoscenza dell’energia interiore; ecco che allungare la vita ad un maestro del passato diventa sinonimo di saggezza e conoscenza, dando così lustro alla sua discendenza.
Si arriva così a Gee Seen fantomatico ultimo abate dell’ ancor più fantomatico monastero di Shaolin del sud (corrispettivo di quello del nord) che sembra essere il maestro di quasi tutti gli stili del sud oggi esistenti.
Perché tutto ciò?
Perché per la cultura cinese è pratica abituale quella che da noi sarebbe considerata una volgare mistificazione?
La risposta è nel concetto stesso di storia.
Per noi occidentali si tratta di un fatto prettamente documentativo, una serie di date, luoghi, battaglie, incontri, nella loro ottica la storia è una metafora, un insegnamento, molto simile al nostro
racconto epico.
In un simile contesto diventa ininfluente sapere se Tizio è morto esattamente nel tale anno o se è realmente allievo di Caio piuttosto che del suo allievo Sempronio.
Quello che conta spesso è il messaggio, poco importa se la vicenda originale è stata “condita” con qualche aneddoto.
Ogni scuola contiene e trasmette nella sua parte teorica un proprio corpus di tradizioni tra cui è queste storie sono parte integrante, il cui scopo si manifesta e si esaurisce nella trasmissione del messaggio, non nella sua aderenza alla realtà.
Questo non significa che la Cina non abbia avuto fior fiore di storici e che tutto si riduca ad una serie di “racconti da osteria” ma lo storico si occupa di imperatori, guerre e dinastie e poco si interessa ad un mondo, quello delle arti marziali, che è sempre stato appannaggio dei ceti più bassi.
Godiamoci quindi le nostre storie marziali, parliamone tra noi e con un pò di orgoglio bevendoci assieme una birra, respiriamo quel momento e per un giorno lasciamo i libri di storia a scuola.
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